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Non deve destare sorpresa che la mostra “La Torre di Babele”, organizzata dagli studenti dell’ultimo anno del Liceo Artistico Statale di Palermo nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte di Giuseppe Damiani Almeyda, abbia trovato ospitalità anche nella sede di “Addiopizzo”.
Sita in via Lincoln in un appartamento confiscato alla mafia, è sede di eventi culturali, non ultima, la presentazione del film “Libero di nome” del regista romano Pietro Durante, omaggio a Libero Grassi e al suo coraggio.
La mostra avrebbe meritato un successo maggiore, la pubblicità dell’evento è rimasta delegata soltanto al sorriso degli studenti che sono rimasti fuori dal portone proprio per invitare la cittadinanza a partecipare.
Durante la mostra, la docente Marcella Alletti, nella duplice veste di insegnante e di componente il Comitato Addiopizzo, coinvolgeva con garbo e fermezza chi, superficialmente, non si soffermava con la dovuta attenzione a riflettere sui temi proposti: raccontando della nascita del Comitato, del suo quotidiano impegno per una cultura che promuova la legalità e spiegando i motivi della collaborazione tra il Liceo ed Addiopizzo.
Gli studenti coinvolti in questo progetto hanno mostrato di saper conoscere, comprendere, riflettere, produrre su quanto proposto dai loro docenti.
Così hanno potuto portare la mostra anche in questa sede nella quale il movimento Addiopizzo si fa portavoce di una “rivoluzione culturale”, della voglia di cambiare scuotendo le coscienze intorpidite di chi pensa che le cose vanno così e non ci si può far nulla.
“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Nell’ormai lontano 2004 abbiamo letto tutti il messaggio di quelli che a molti sembrarono soltanto degli idealisti, scritto su bigliettini attaccati dovunque, nella convinzione che il cambiamento è possibile anche in una città come Palermo.
Oggi, quei ragazzi sono cresciuti insieme al loro impegno e assistono coloro che hanno il coraggio di ribellarsi alla sudditanza di una cultura di mafia che vorrebbe imporre ai deboli la sottomissione.
L’antimafia non può essere fatta soltanto da altisonanti parole, deve essere concreta, quotidiana, caparbia, deve iniziare dalle scuole, essere sostenuta dalle famiglie, supportata dalle Istituzioni, ma, soprattutto, deve essere nell’animo di ciascuno, nei gesti, nelle piccole cose, nell’educazione.
Una delle attività principali di Addiopizzo è promuovere nelle scuole la cultura antimafia, con incontri ai quali prendono parte magistrati e commercianti impegnati nella lotta al racket.
Così sono stati coinvolti gli studenti in un progetto che non è soltanto celebrazione di un anniversario ma anche un passaggio di testimone da chi, come Damiani Almeyda, ha avuto il coraggio di osare, accettando le difficoltà incontrate nella realizzazione delle sue opere come sfide, vinte in una città che non era sua per nascita ma lo è diventata per passione e nella quale ha saputo lasciare un segno indelebile di innovazione, bellezza e armonia.
Alessandra Eronico
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