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La cantina Centopassi, a San Giuseppe Jato, rappresenta la prova evidente di come, dalla sapiente gestione di terre appartenute a mafiosi, può nascere una leva di sviluppo del territorio, concreto e sostenibile. Essa coniuga l’operato di due cooperative sociali: la Placido Rizzotto - Libera Terra e la Pio La Torre - Libera Terra. Si tratta di cooperative sociali di tipo B, che hanno cioè tra i loro obiettivi prioritari, quello di inserire nel mondo del lavoro soggetti svantaggiati ( invalidi fisici e psichici, ex detenuti, ex alcolisti ecc.).
I terreni in cui sorge ed opera la cantina Centopassi, prima dell’assegnazione si trovavano in un avanzato stato di abbandono; oggi invece rappresentano per tutto il territorio una fiorente realtà produttiva e un esempio straordinario di come la cultura imprenditoriale possa svilupparsi proprio in quei luoghi simbolo della forza di cosa nostra.
Dall’iniziale stato di abbandono in cui versavano queste terre, si è giunti oggi alla produzione di 300.000 bottiglie annue e al riconoscimento del marchio Centopassi come eccellenza a livello internazionale, che ha ricevuto anche una importante nomination per gli Oscar del Vino in America nella categoria “Innovatori”.
Il percorso legislativo e sociale che ha permesso di giungere a questi risultati parte nel 1996 con la legge 109, che per la prima volta ha sancito la possibilità per numerose cooperative, associazioni ed enti locali di usufruire dei beni confiscati alla mafia. Con la legge 109 infatti, i beni confiscati alle organizzazioni mafiose diventano uno strumento per promuovere lo sviluppo economico locale e valorizzare l’ambiente. Un segnale per diffondere il messaggio forte che la mafia può essere sconfitta anche attraverso politiche di sviluppo economico orientate alla valorizzazione dell’ambiente e finalizzate ad ottenere ricadute sociali positive per il territorio. In questo clima nasce nel 2001 il progetto Libera Terra e successivamente la Cooperativa sociale Placido Rizzotto - Libera terra, costituita inizialmente da 15 giovani.
Non poche sono state le difficoltà iniziali riscontrate nella gestione dei terreni confiscati. In primo luogo le difficoltà economiche. La legge 109 infatti non prevede finanziamenti iniziali per lo start up delle attività imprenditoriali e la Cooperativa non poteva rivolgersi al sistema creditizio bancario in quanto era sprovvista di garanzie reali da offrire agli istituti di credito. Inoltre il rapporto con la gente del luogo, che oggi è molto buono, ha richiesto notevoli sforzi ed è stato costruito giorno dopo giorno, attraverso il superamento di molte problematiche.
Oggi, dopo 10 anni, l’impegno di molti è riuscito a far guadagnare alla cantina Centopassi, un posto privilegiato nel panorama dei prodotti di eccellente qualità. Le condizioni agricole in campo lavorativo sono un optimum a livello nazionale e la scelta di produrre solo attraverso processi rispettosi dell’ambiente per inserirsi in un mercato esclusivamente biologico, è stata vincente sia dal punto di vista economico che sociale.
Praticare l’agricoltura biologica infatti rappresenta una garanzia per la qualità della vita non solo attuale, ma anche futura. Un segno ulteriore dell’orientamento sociale e sostenibile che guida l’agire economico delle cooperative sociali.Gli associati però ci tengono a ribadire che l’immagine che vogliono comunicare all’esterno non è quella di una realtà produttiva da sostenere ed aiutare, ma quella di una eccellenza, una nicchia imprenditoriale da imitare.

Dopo aver vinto nel 2009 il Premio Gambero Rosso come miglior vino siciliano per rapporto qualità prezzo, adesso la cantina Centopassi guarda con interesse ai mercati esteri e si prepara ad attuare politiche virtuose di internazionalizzazione.Oltre alle viti e alla cantina Centopassi, il marchio Libera Terra racchiude anche altri prodotti frutto di coltivazioni biologiche: pasta, legumi, conserve. Tutti questi prodotti sono acquistabili nel punto vendita “Libera Terra” che è stato aperto a Palermo, in zona Politeama.
Oggi la rete di Cooperative Libera si sta sviluppando in tutta Italia. Il suo ampliamento e la sua diffusione, oltre ad essere reali, sono assolutamente auspicabili viste le ricadute positive che si riscontrano nelle realtà in cui essa opera. Libera può rappresentare un esempio concreto ed importante di come la cultura dello sviluppo orientato alla legalità possa essere il migliore strumento per la lotta alle organizzazioni mafiose, partendo proprio da quei territori in cui la società è stata maggiormente penalizzata dall’azione di cosa nostra.
Maria Pia Scancarello |