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La strage di Oslo. Il messaggio di paura di Anders Behring Breivik, oggi la persona più odiata in Scandinavia. PDF Stampa E-mail
Domenica 24 Luglio 2011 18:57

Oslo

E' un venerdì pomeriggio di lavoro e shopping, quando un'esplosione scuote il quartiere delle istituzioni e dell'informazione nel pieno centro di Oslo, causando sette morti e decine di feriti. Un paio di ore più tardi un terrorista vestito da poliziotto, Behring Breivik, si reca sull’isola di Utoya, dove è in corso un raduno estivo dei giovani del partito cristiano-democratico, aprendo il fuoco in una caccia furiosa. Più di novanta i morti, senza contare i feriti gravissimi e i dispersi.
 
Viaggio dei diritti e della legalità PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Maggio 2011 07:26

 

Si aprirà sabato 21 maggio, a Palermo, la terza edizione del “Villaggio dei diritti e della legalità”. Anche quest’anno l’iniziativa, organizzata dalla Provincia di Palermo, con il patrocinio della Presidenza del Senato della Repubblica e in collaborazione con altre associazioni e istituzioni, riunisce tutti i protagonisti del quotidiano impegno contro la mafia e si propone di tenere vivo il ricordo delle vittime della strage di Capaci, in cui persero la vita, tra gli altri, Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo. 
 
Il programma della manifestazione prevede tre giorni di attività, che si apriranno sabato prossimo alle ore 9:30 in piazza Verdi con l’inaugurazione del Villaggio, degli stand allestiti dalle varie associazioni e della mostra fotografica dal titolo “Alla memoria”, curata da Nino Giordano. Alle 10:30 al cinema “Rouge et noir” verrà proiettata la docu-fiction “Io ricordo”, diretta da Ruggero Gabbai con Gianfranco Jannuzzo e Piero La Cara, mentre nel pomeriggio si terranno le degustazioni dei prodotti provenienti dai terreni confiscati alla mafia e dalle imprese aderenti al circuito “Pizzo-free” e il concerto della fanfara dell’Associazione Nazionale Bersaglieri di Palermo. 
 
La cantina Centopassi: un esempio virtuoso della gestione dei beni confiscati alla Mafia PDF Stampa E-mail
Domenica 03 Aprile 2011 21:28

cantina centopassi

La cantina Centopassi, a San Giuseppe Jato, rappresenta la prova evidente di come, dalla sapiente gestione di terre appartenute a mafiosi, può nascere una leva di sviluppo del territorio, concreto e sostenibile. Essa coniuga l’operato di due cooperative sociali: la Placido Rizzotto - Libera Terra e la Pio La Torre - Libera Terra. Si tratta di cooperative sociali di tipo B, che hanno cioè tra i loro obiettivi prioritari, quello di inserire nel mondo del lavoro soggetti svantaggiati ( invalidi fisici e psichici, ex detenuti, ex alcolisti ecc.).

 
Quindici ore in mare, su un barcone malconcio, in cinquanta verso la speranza. PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Febbraio 2011 14:52

migrantiQuindici ore in mare, su un barcone malconcio, in cinquanta verso la speranza.
Alle cinque del mattino sbarca nella terra ferma, non sa bene dove si trova Lampedusa, sa che è in Italia e che qui troverà un lavoro. Ha solo 18 anni Salem, è uno studente,  e ha pagato 2 mila euro per scappare dalla Tunisia, : “C’è la guerra,  ho lasciato tutto, ma appena torna la tranquillità voglio tornare dalla mia famiglia”. Intanto è insieme ai suoi compagni di viaggio, sul molo, seduto per terra che scherza e chiacchiera in attesa di salire sulla nave per Porto Empedocle.
Mentre chiede se c’è un hotel dove riposarsi Nidhal, che insieme a quasi un migliaio di ragazzi è stato raggruppato al campo sportivo, sotto il sole e seduto sulla sabbia, non è contento :

“Siamo da più di tre ora qui ad aspettare, siamo stanchi e ancora non abbiamo neanche mangiato, vorremo solo un po’ d’aiuto”, ha 21 anni.
Accanto a lui c’è Amine, ha 20 anni,  con il fratello più piccolo che ne ha appena 18, anche loro sono molto stanchi ma Amine racconta: “Studio informatica, ho preso il diploma quest’anno, poi è scoppiata la rivolta in Tunisia e siamo scappati tutti – spiega – Ben Ali è andato via con la sua famiglia portandosi tutto e tutto il paese è rimasto nel lastrico”.

Nel frattempo si avvicina Lazhar, barba lunga, pochi denti, e chiede: “Ma dove ci porteranno adesso?”.
Le ore scorrono, e arrivano i furgoncini dei volontari dell’associazione che gestiva il Centro d’Accoglienza, colmi di panini per rifocillare gli “ospiti”.
Si seggono a terra, sul terrazzo dell’edificio che ospita il museo dell’Area marina protetta, finalmente un momento di tranquillità, scherzano tra loro, si rilassano.
Ma c’è chi ancora al campo sportivo aspetta qualcosa da mettere sotto i denti e comincia a lamentarsi, si riuniscono, uno di loro si fa da portavoce con i volontari: “Non è modo di trattarci, abbiamo fame, e vogliamo sapere dove saremo portati”.

C’è anche un disabile tra loro, un uomo su una sedia a rotelle, viene accudito da un ragazzo più giovane, gli porge una coperta colorata, una bottiglia d’acqua;  qualcuno si inginocchia verso la Mecca per pregare e qualcun altro gioca con un pallone dato dai ragazzi dell’isola mentre si aspetta il prossimo barcone che è alle porte.
da Lampedusa


Aurora Pullara

 


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